Giovanna di Castiglia

Giovanna di Castiglia
Giovanna la Pazza
Johanna I van Castilië.JPG
Giovanna di Castiglia ritratta dal Maestro di Affligem nel 1500 circa, Museo nazionale di scultura, Valladolid
Regina di Castiglia e León
Stemma
In carica 26 novembre 1504 -
14 marzo 1516
Predecessore Isabella di Castiglia e Ferdinando V di Castiglia
Successore Carlo V
Regina d'Aragona
Joint Lesser Royal Coat of Arms of Charles I and Joanna as Spanish Monarchs.svg
In carica 23 gennaio 1516 -
14 marzo 1516
Predecessore Ferdinando II d'Aragona
Successore Carlo V
Altri titoli Regina di Napoli
Regina di Sicilia
Regina di Sardegna
Regina delle Indie
Duchessa consorte di Borgogna e di Brabante
Duca di Galizia
Duca di Granada
Duca di Siviglia
Duca di Murcia e Jaén
Duca di Gibilterra e delle Isole Canarie
Nascita Toledo, 6 novembre 1479
Morte Tordesillas, 12 aprile 1555
Sepoltura Cattedrale di Granada
Casa reale Trastámara
Padre Ferdinando II
Madre Isabella I la Cattolica
Consorte Filippo I di Castiglia
Figli Eleonora
Carlo I
Isabella
Ferdinando
Maria
Caterina
Religione Cattolicesimo

Giovanna di Trastamara, o Giovanna di Aragona e Castiglia, conosciuta anche come Giovanna la Pazza (in castigliano Juana I de Trastámara, o Juana la Loca, in catalano Joana d'Aragó i de Castella o Joana la Boja; Toledo, 6 novembre 1479Tordesillas, 12 aprile 1555), è stata duchessa consorte di Borgogna, fu regina di Castiglia dal 1504 e di Aragona dal 1516. La Spagna moderna si è evoluta dall'unione di questi due regni.

Giovanna sposò Filippo il Bello, arciduca di Casa d'Asburgo, il 20 ottobre 1496. Dopo la morte di suo fratello, Giovanni, principe delle Asturie, nel 1497, di sua sorella maggiore Isabella nel 1498, e di suo nipote Michele della Pace nel 1500, divenne l'erede presunta delle corone di Castiglia e Aragona. Quando sua madre, la regina Isabella I di Castiglia, morì nel 1504, Giovanna divenne regina di Castiglia, mentre suo padre, il re Ferdinando II d'Aragona, si autoproclamò governatore e amministratore di Castiglia.

Nel 1506 l'arciduca Filippo divenne re di Castiglia jure uxoris, dando inizio al dominio degli Asburgo nei regni spagnoli, ma morì nello stesso anno. Nonostante fosse la regina di Castiglia, ebbe scarso potere sulla politica nazionale durante il suo regno poiché fu dichiarata pazza e imprigionata nel Convento Reale di Santa Clara a Tordesillas da suo padre. Egli governò come reggente fino alla sua morte nel 1516, lasciando anche l'Aragona in eredità a Giovanna.

Su questi territori regnò di fatto suo figlio Carlo V, mentre lei rimase quasi ininterrottamente imprigionata per 46 anni, fino alla sua morte, nel 1555.

Biografia

Infanzia

Giovanna nacque il 6 novembre 1479 nella città di Toledo, la capitale del Regno di Castiglia. Discendente dal casato di Trastámara, era la figlia terzogenita del re di Sicilia e re della corona d'Aragona e futuro re dell'Alta Navarra, Ferdinando II e della regina di Castiglia e León, Isabella I la Cattolica.

Ritratto di Giovanna, 1496-1500

Aveva una carnagione chiara, occhi azzurri e il colore dei suoi capelli era tra il biondo fragola e il ramato, come sua madre e sua sorella Caterina. I suoi fratelli erano Isabella, regina del Portogallo; Giovanni, principe delle Asturie; Maria regina del Portogallo; e Caterina, regina d'Inghilterra, sventurata prima moglie del sovrano inglese Enrico VIII.

Sua madre teneva molto all’educazione di tutti i suoi figli per prepararli a matrimoni vantaggiosi. La sua formazione accademica consisteva nello studio del diritto civile, della genealogia e dell’araldica, storia, matematica, filosofia, oltre a ortografia e scrittura, studiò le diverse lingue iberiche quali castigliano, leonese, galiziano-portoghese e catalano, ed era fluente in francese e latino. La sua formazione includeva inoltre l'etichetta di corte, la danza, la musica, il disegno, le abilità equestri, le buone maniere, la musica e le arti del ricamo e del cucito.  Ha imparato attività all'aria aperta come la falconeria e la caccia. 

Rapporto col Cattolicesimo

Nel 1495, Giovanna mostrò segni di scetticismo religioso e poca devozione al culto e ai riti cattolici.[senza fonte] Ciò allarmò sua madre, la regina Isabella, che aveva personalmente istituito l'Inquisizione spagnola nel 1478. La regina spagnola era nota per il suo fanatismo religioso e avrebbe preferito lasciare che il Paese si spopolasse piuttosto che vederlo preda dell'eresia.[senza fonte]  Secondo alcune biografie Giovanna veniva, più che punita, addirittura torturata, ma questa è solo leggenda. Crebbe comunque in un periodo di grandi scoperte con Cristoforo Colombo alla corte dei suoi genitori ma anche terribili episodi di roghi di eretici. Il solo fatto di essere di fede dubbia, quindi in odore di eresia, la faceva apparire strana, ribelle, anormale.[senza fonte]

Matrimonio

Filippo d'Asburgo detto "il Bello"

La politica matrimoniale tipica per l'epoca di Ferdinando e Isabella, Reyes Católicos come li aveva titolati nel 1494 papa Alessandro VI Borgia, sempre attenta a intrecciare unioni utili agli interessi della casata sul piano internazionale, portò matrimoni molto prestigiosi ai cinque figli.

Il contratto di matrimonio tra Giovanna e Filippo (1496).

Nel 1496, Giovanna all'età di sedici anni, fu promessa in sposa al diciottenne Filippo d’Asburgo, figlio di Massimiliano I, Imperatore del Sacro Romano Impero. Il matrimonio faceva parte di una serie di alleanze familiari tra Asburgo e Trastàmara progettate per rafforzare entrambi contro il crescente potere francese. Questa unione è considerata una delle scelte di politica matrimoniale meglio riuscite nella storia europea: l'erede di Giovanna e di Filippo sarebbe divenuto possessore di un territorio vastissimo oltre che pretendente alla Corona imperiale.

Il viaggio per giungere alla nuova corte fu lungo e travagliato. Giovanna si separò dalla sua terra nell'agosto del 1496, quando il mare che bagna la costa cantabrica lo permise: il viaggio via terra attraversando la nemica Francia era impensabile. Il 21 ottobre 1496 furono celebrate le nozze a Lier in veste ufficiale, in quanto Filippo era rimasto talmente affascinato dalla bellezza e dalla forza di Giovanna da volerla sposare (e consumare il matrimonio) nel giorno stesso dell'arrivo di Lei nelle Fiandre. Giovanna era follemente innamorata del marito Filippo, pienamente ricambiata nei primi anni. Come era successo al fratello il loro non era solo amore ma anche attrazione fisica e sensualità. Nei successivi undici anni diede alla luce sei figli, due maschi e quattro femmine, tutti sopravvissuti e destinati a diventare imperatori o regine.

Giovanna e Filippo si insediarono a Bruxelles dove nel 1498 nacque la loro prima figlia, Eleonora. È facile comprendere come Giovanna vivesse il matrimonio anche come un atto liberatorio, inoltre la corte fiamminga era molto raffinata, completamente differente dall’austerità cui era stata abituata. Ma quella felicità sarebbe durata poco. Amante delle donne e della vita mondana, Filippo si concedeva lunghe assenze mentre Giovanna accecata dalla gelosia iniziava a mostrare i segni di quella pazzia che sarebbe stata utilizzata come tattica politica in mano agli uomini che la circondavano per accaparrarsi il potere.

Erede al trono di Castiglia

Giovanna e Filippo con la loro corte

La prematura morte del fratello Giovanni nel 1497, a distanza di un anno da quella della sorella Isabella, regina del Portogallo, e del suo erede Michele, avvenuta nel 1500, pochi mesi dopo la nascita di Carlo, secondo figlio di Giovanna, fecero sì che Giovanna divenisse l'erede ai troni di Castiglia e di Aragona.

Con il matrimonio tra Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia, genitori di Giovanna, infatti l'Aragona e la Castiglia non si erano fuse in uno stato unitario nel senso moderno del termine, ma erano rimaste due Corone autonome, sottoposte alle proprie leggi. La conseguenza fu che gli affari relativi alle due Corone venivano trattati «come se fossero l'uno un problema esclusivamente castigliano e l'altro un problema aragonese, e cioè li si affrontò come se l'unione fra le due corone non fosse mai avvenuta».[1]

Nel 1502, Filippo e Giovanna si recarono a Toledo per ricevere la fedeltà dalle Cortes di Castiglia come principessa delle Asturie, il titolo tradizionalmente dato all'erede di Castiglia. Filippo e la maggior parte della corte rientrarono nei Paesi Bassi l'anno successivo, mentre Giovanna, incinta, rimase a Madrid per partorire il loro quarto figlio, Ferdinando. Giovanna si risolse quindi a partire per raggiungere il marito, ma i suoi genitori che pretendevano che il piccolo Ferdinando fosse allevato in Spagna, glielo impedirono. Le tolsero i cavalieri della scorta e le fecero trovare sbarrato il portone della fortezza di Medina del Campo, in cui alloggiava. Giovanna cominciò a digiunare e a urlare di essere reclusa. La madre, malgrado la malattia, decise di farle visita, per convincerla dell’opportunità delle scelte fatte, ma la figlia sembra che l’accolse “con epiteti talmente oltraggiosi e così lontani da ciò che una figlia deve dire a sua madre” che alla fine i Re Cattolici si risolsero a lasciarla partire, pur trattenendo alla corte spagnola il piccolo Ferdinando.

Quando si riunirono, la loro relazione si complicò poiché, nell'anno in cui Giovanna era stata assente, Filippo era stato con un'altra donna. La loro relazione si mantenne appassionata e salda anche nei periodi di tensione. Nostante i due non rinunciassero alla passione (nacque infatti un'altra figlia, Maria), i continui tradimenti di Filippo provocavano in Giovanna violente crisi di gelosia.

Nel novembre del 1504, alla morte della madre, si aprì il problema della successione al trono di Castiglia, che per Giovanna ebbe sviluppi drammatici.

Filippo d'Asburgo e Giovanna di Castiglia

Ferdinando, il padre di Giovanna, assunse immediatamente la reggenza, facendo addirittura coniare delle monete con inciso "Ferdinando e Giovanna, re e regina di Castiglia, León e Aragona". Il genero Filippo però non era d’accordo: la Castiglia spettava a sua moglie (e dunque a lui) e fece a sua volta coniare monete in nome di "Filippo e Giovanna, re e regina di Castiglia, Léon e arciduchi d'Austria, ecc." Ferdinando in risposta, intraprese una politica filo-francese, sposando Germana de Foix, nipote di Luigi XII di Francia (e sua pronipote), nella speranza che avrebbe generato un figlio per ereditare Aragona e forse la Castiglia. Filippo e Giovanna decisero di recarsi in Castiglia.

Lasciando le Fiandre il 10 gennaio 1506, le loro navi naufragarono sulla costa inglese e la coppia fu ospite di Enrico, Principe di Galles, in seguito Enrico VIII e la sorella di Giovanna, Caterina d'Aragona al Castello di Windsor. Non furono in grado di ripartire fino al 21 aprile, quando in Castiglia ormai si profilava la guerra civile. Sembra che Filippo considerasse lo sbarco in Andalusia per radunare i nobili e prepararsi allo scontro armato, invece sbarcarono a A Coruña il 26 aprile, dopodiché la nobiltà castigliana abbandonò Ferdinando in massa.

Ferdinando incontrò Filippo a Villafáfila il 27 giugno 1506 per un colloquio privato, dove accettò di cedere la Castiglia a Filippo e promettendo di ritirarsi in Aragona, ma con un secondo trattato concordarono anche l’esclusione di Giovanna dal governo, a causa del suo “stato mentale”. Il trattato immediatamente dopo fu però smentito da Ferdinando, con l’affermazione che i diritti sulla Castiglia spettavano solo alla figlia Giovanna. Una quindicina di giorni dopo, non avendo raggiunto un nuovo accordo con Filippo, e mantenendo così il suo diritto di interferire se riteneva che i diritti di sua figlia fossero stati violati, abbandonò la Castiglia per l'Aragona, lasciando Filippo a governare in vece di Giovanna.

In questa controversia appare evidente la contraddizione tra la prima dichiarazione di incapacità della figlia e la successiva affermazione dei diritti regali della stessa: una volta folle, un'altra savia.

«ambedue hanno interesse ad accreditare l'idea che Giovanna sia incapace di governare.»

(J. Perez[2], Isabella e Ferdinando, p. 320, op. cit. in bibliografia.)

Morte di Filippo

In virtù dell'accordo di Villafáfila, i procuratori delle Cortes si riunirono a Valladolid, Castiglia il 9 luglio 1506. Il 12 luglio giurarono fedeltà a Filippo e Giovanna come re e regina di Castiglia e León e dichiararono il figlio Carlo, in seguito Carlo I di Castiglia, Leon e Aragona e Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, come loro erede apparente. Questa disposizione durò solo pochi mesi.

Giovanna la Pazza accompagna il feretro del marito Filippo di Francisco Pradilla Ortiz, 1877

Il 25 settembre 1506 Filippo morì dopo una malattia di cinque giorni nella città di Burgos, in Castiglia. La causa ufficiale della morte fu febbre tifoide. L'opinione pubblica però sospettò che suo suocero Ferdinando II, che aveva sempre detestato le sue origini asburgiche straniere e con il quale non aveva mai voluto condividere il potere, lo avesse avvelenato.

Giovanna era incinta del loro sesto ed ultimo figlio, una bambina di nome Caterina (1507–1578), che in seguito divenne regina del Portogallo.

Qui cominciò la tragedia di Giovanna di Castiglia: il padre Ferdinando, reggente, scrisse a tutte le Corti lamentando la demenza della figlia causata dall'improvvisa morte dell'amato sposo. Nacque la leggenda, opportunamente esaltata e diffusa, degli strani comportamenti di Giovanna, vedova inconsolabile, verso il feretro del marito, comportamenti di cui non vi è documentazione o testimonianza che non provenga dagli ambienti di corte.

Dalla morte della madre e fino alla sua, Giovanna detenne solo formalmente il titolo di regina di Castiglia, in quanto il vero potere fu esercitato dal padre, re d'Aragona, e che governava anche la Castiglia attraverso una serie di quattro diversi reggenti.

Lunga prigionia

Il monastero-castello di Las Claras (Tordesillas), residenza-prigione di Giovanna

Dalla morte del marito, avvenuta nel 1506, e fino al 1520 Giovanna venne confinata, per ordine del padre, nel monastero-castello di Tordesillas, completamente isolata dal mondo esterno. Dieci anni dopo, quando morì il padre Ferdinando, 23 gennaio 1516 a Madrigalejo, la Spagna fu unificata, con le due corone passate al figlio di Giovanna e Filippo, il 16enne Carlo di Gand, che fu incoronato il 14 marzo, poi meglio conosciuto, una volta divenuto imperatore, con il nome di Carlo V d'Asburgo.

Giovanna, esclusa dalla successione, rimase confinata e solo il 4 novembre 1517 Carlo si recò in visita alla madre, che non vedeva da dieci anni, essendo stato allevato nelle Fiandre dalla zia Margherita. Di lei non ricordava le sembianze e aveva solo sentito descrivere la sua follia. L'incontro, peraltro, era dettato dalla necessità di ottenere la legittimazione all'assunzione del potere, ma la situazione per Giovanna non cambiò.

Carlo V in armatura Juan Pantoja de la Cruz (1605), copia di Tiziano

Carlo temeva le idee poco convenzionali della madre, specie per quanto riguarda la religione: un governo della madre avrebbe avuto effetti dirompenti su quegli interessi del clero e della nobiltà che si erano consolidati negli anni della reggenza di Ferdinando; avrebbe altresì escluso dalla gestione della corona lui e l'entourage fiammingo di cui era circondato e che si stava arricchendo enormemente alle sue spalle; un'incapacità mentale di Giovanna faceva comodo a molti e ovviamente gli interessati ne erano consapevoli. Carlo continuò la politica del nonno lasciando la madre nella stessa condizione in cui l'aveva trovata: prigioniera nel palazzo di Tordesillas.

«Egli sacrificò risolutamente la madre alla sua missione, come Filippo aveva sacrificato la moglie alla sua avarizia, come Ferdinando aveva immolato la figlia ai suoi piani politici.»

([3])

Carlo pose a custodia di Giovanna il marchese di Dénia, don Bernardino de Sandoval y Royas, che si dimostrò un feroce aguzzino non migliore del suo predecessore Luis Ferrer, che, peraltro, dichiarava di non avere mai sottoposto la regina alla tortura della cuerda[4] se non per ordine del padre Ferdinando.[5] La prigionia a Tordesillas di Giovanna, regina di Castiglia, fu estremamente dura, per quanto coerente con i tempi, e resa ancora più dura sia dal rigoroso isolamento a cui fu sottoposta sia dai tentativi di costringerla a pratiche religiose, come la confessione, che ostinatamente rifiutava.

Il Marchese di Denia manifestò uno zelo esemplare nella sua funzione di custode-carceriere-aguzzino, come dimostra la corrispondenza intrattenuta con Carlo, nella quale a volte gli ricordava che prima dei sentimenti filiali dovevano venire gli interessi politici: a volte suggeriva di applicare alla regina la tortura, in coerenza ai tempi, perché questa sarebbe stata utile alla sua salvezza e certamente avrebbe reso un servizio a Dio e spesso gli ricordava che egli agiva nel suo esclusivo interesse.

Il Marchese allontanava quei frati che, messi vicino alla regina nel tentativo di convertirla, ne divenivano, invece, amici e difensori, come accadde per il futuro santo Giovanni d'Avila. Di tutto veniva sempre informato il figlio Carlo, che temeva una Giovanna libera e attiva, che potesse infiammare il serpeggiante sentimento popolare antifiammingo, mettendo in pericolo il suo potere.

Rivolta dei Comuneros

Doppio ducato con i profili di Giovanna e Carlo I (1528 circa)

Da tempo covava in Castiglia un forte risentimento contro Carlo e i fiamminghi del suo seguito per la rapacità con cui esercitavano il potere e per averne monopolizzato quasi tutte le leve. A ciò si aggiungeva il fatto che Carlo si sarebbe dovuto allontanare per cingere la corona del Sacro romano impero cui era pervenuto dopo la morte del nonno Massimiliano in seguito a una confusa serie di intrighi e immense somme di danaro spese per comprare i voti necessari all'elezione. In effetti Carlo partì il 20 maggio 1520 lasciando come suo reggente l'odiato fiammingo Adriano di Utrecht, futuro papa Adriano VI.

Alla fine del maggio 1520 scoppiò la cosiddetta rivolta dei Comuneros, con carattere prevalentemente antifiammingo, a capo della quale emerse Juan de Padilla. Nell'agosto dello stesso anno i rivoltosi occuparono Tordesillas, allontanarono il Denia liberando Giovanna, convinti del suo buono stato mentale e cercando di farla passare dalla loro parte. Giovanna ricevette diverse volte i rappresentanti degli insorti ma non accettò mai di porsi in contrasto con il figlio mettendosi dalla loro parte anche se l'avevano liberata: rifiutò sempre di firmare qualsiasi documento che legittimasse la loro azione.

È in questa situazione che dimostrò con il suo comportamento di non essere folle preservando gli interessi del figlio. Lo stesso Adriano di Utrecht, diventato vescovo di Tortosa, comunicava a Carlo che tutti testimoniavano della sanità mentale di Giovanna precisandogli anche: «…vostra altezza ha usurpato il titolo reale e ha tenuto prigioniera a forza la regina, che è del tutto assennata, sotto il pretesto che è folle…»[3].

La rivolta venne repressa con la battaglia finale di Villalar, il 23 aprile 1521 e i suoi capi furono giustiziati.

Ultimi anni e morte

La regina in tarda età

Dopo il fallimento della rivolta dei comuneros vi fu una sorta di restaurazione: prevalse la grande nobiltà, trionfò l'ortodossia religiosa più conformista[6][7], Giovanna fu ricacciata in una seconda prigionia, più dura e più crudele della precedente, sotto la custodia del Denia, richiamato per l'occasione, ancora più ostile e livido per le vessazioni subite durante la rivolta[8].

Lentamente, dopo una serie infinita di piccole e grandi angherie, Giovanna fu ridotta a uno stato bestiale[9] da cui la liberò solo la morte: il 12 aprile 1555 (Venerdì santo), dopo avere rifiutato per l'ennesima volta la confessione, morì assistita da Francisco de Borja, che testimoniò la sua lucidità. Giovanna fu sepolta nella Capilla Real (Cappella Reale) della cattedrale di Granada, insieme con il marito e ai re cattolici.

Giovanna venerava il padre di cui però fu vittima, ma egli ravvisava in lei pensieri non abbastanza ortodossi, e non abbastanza disposti a seguirlo nella prediletta politica di Inquisizione e di roghi[10].

Cattedrale di Granada: cripta con i sarcofaghi (a destra) di Giovanna e di Filippo il Bello; al centro i sepolcri dei Re Cattolici.

Giovanna dimostrò fino all'ultimo una fermezza e una forza morale che neanche la prigionia dura, spietata e senza alcun privilegio per la sua posizione regale riuscì a piegare. A distanza di pochi mesi dalla morte di Giovanna, il figlio Carlo V abdicherà nel gennaio 1556 e morirà due anni dopo nel Monasterio de Yuste, il 21 settembre 1558.

Dibattito sulla pazzia di Giovanna

Il tema centrale della storia di Giovanna è la sua, vera o presunta, follia. Giovanna di Castiglia passò alla storia con il soprannome di "Pazza" (Juana la Loca) un epiteto dai risvolti ingiuriosi, e forse alla fine lo diventò davvero dopo 46 anni di prigionia durissima, quasi ininterrotta.

Stemma di Giovanna di Castiglia.

Secondo G. Belli, Giovanna, Reina propietaria di Castiglia e di León, di Galizia, di Granada, di Siviglia, di Murcia e Jaén, di Gibilterra, delle Isole Canarie, delle Indie Occidentali, di Aragona, di Sardegna, di Navarra, di Napoli e Sicilia, contessa di Barcellona e signora di Vizcaya, «non era pazza bensì vittima delle circostanze politiche dell'epoca»[11].

Lo storico Michael Prawdin[12] ha visto in questo il segreto di Tordesillas: la ragion di Stato sarebbe stata la causa della prigionia di Giovanna, con il pretesto della sua follia, e ciò l'avrebbe resa veramente tale[13].

Le ricerche di Gustav Adolf Bergenroth[14] e gli studi di Karl Hillebrand[15] gettano nuova luce su un fatto storico archiviato frettolosamente, secondo questi studiosi, sotto la voce pazzia. Fatto che ha visto vittima non solo una regina ma anzitutto una donna sacrificata, secondo questi studiosi, non alla ragion di Stato bensì all'egoismo personale e politico di un padre prima, di un figlio poi, con un breve intermezzo coniugale, in cui un marito colpiva negli affetti e nella femminilità una donna, la cui vera colpa era di essere regina e di avere espresso, fin dalla fanciullezza, un anticonformismo religioso inconsueto per i tempi[16].

Giovanna fin dalla fanciullezza dimostrò un carattere non convenzionale e anticonformista, anche in ambito religioso, in una fase storica in cui la religione costituiva un elemento importante dell'identità nazionale[1].

Se, una volta ultimata la Reconquista con la sconfitta definitiva di Boabdil, ultimo sultano musulmano di Granada, 2 gennaio 1492, e con l'ingresso ufficiale dei Re cattolici in Granada, 6 gennaio 1492, la nazione era sotto controllo dal punto di vista militare, vi erano tensioni politiche e socio-religiose. Sotto l'aspetto politico si era nella fase di consolidamento del potere reale, teso alla costruzione di una nascente unità nazionale; sotto l'aspetto socio-religioso incombeva il problema dei musulmani (moros), degli ebrei e delle eresie, problema risolto drasticamente con l'espulsione delle comunità giudaiche e dei moros.

Giovanna era forse giovanilmente e caratterialmente ribelle e suscitava scandalo nella corte reale della madre, che la sottoponeva a una disciplina sempre più rigida. La sua freddezza nei confronti del Cattolicesimo e l'insofferenza per i suoi metodi si rivelarono una miscela esplosiva[17].

Questo atteggiamento le aveva scatenato contro la madre Isabella Regina di Castiglia, la parte più retriva della gerarchia cattolica e Ferdinando II d'Aragona, che ne facevano strumento di costruzione di una recente unità nazionale e di consenso alla propria politica[18].

Lo studioso tedesco Bergenroth, nella seconda metà dell'Ottocento, con un lavoro da certosino e con spirito investigativo minuzioso, ha scavato negli archivi di Simancas, riuscendo ad aprire quegli armadi segreti che per più di quattro secoli avevano celato documenti, che avrebbero dato un corso diverso alla storia di Giovanna di Castiglia. Quei documenti furono messi a disposizione della comunità storica con la loro pubblicazione nel Calendar of letters, despaches and State papers relating to negotiations between England and Spain, 1868. Si dischiuse, così, un nuovo scenario storico che ha portato Hillebrand al riesame del caso e a conclusioni che divergono dalla versione più conosciuta, ricostruendo, sulla base dei nuovi ritrovamenti documentali, la vicenda storica e umana di Giovanna di Castiglia[3].

Il tema della follia di Giovanna di Castiglia ha suscitato, anche di recente, l'interesse di storici e scrittori. Alcuni autori non lo hanno approfondito, ritenendolo trascurabile nel gioco della "grande storia", mentre altri hanno messo in dubbio la versione ufficiale della pazzia di Giovanna, pur riconoscendole un certo anticonformismo[3]. È tuttavia impossibile, dati il tempo trascorso, la documentazione frammentaria, la marginalità storica della questione, eliminare dubbi in un senso o nell'altro e sciogliere così definitivamente l'enigma della presunta pazzia di Giovanna.

Discendenza

Dal matrimonio con Filippo nacquero sei figli:

Ascendenza

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Ferdinando I di Aragona Giovanni I di Castiglia  
 
Leonor d'Aragona  
Giovanni II d'Aragona  
Eleonora d'Alburquerque Sancho d'Alburquerque  
 
Beatriz del Portogallo  
Ferdinando II d'Aragona  
Federico Enríquez de Mendoza Alfonso Enríquez  
 
Juana de Mendoza  
Giovanna Enríquez  
Marina Fernández de Córdoba Diego Fernández de Córdoba  
 
Inés de Ayala  
Giovanna di Trastámara  
Enrico III di Castiglia Giovanni I di Castiglia  
 
Leonor d'Aragona  
Giovanni II di Castiglia  
Caterina di Lancaster Giovanni di Gand  
 
Costanza di Castiglia  
Isabella di Castiglia  
Giovanni d'Aviz Giovanni I del Portogallo  
 
Filippa di Lancaster  
Isabella del Portogallo  
Isabella di Braganza Alfonso I di Braganza  
 
Beatriz Pereira de Alvim  
 

Note

  1. ^ a b Elliott H. J. - La Spagna Imperiale, 1469-1716.
  2. ^ Joseph Pèrez, Foix 1931, docente di Storia e Civiltà della Spagna e dell'America Latina, professore emerito presso l'Università di Bordeaux, è uno storico dell'età moderna spagnola. Pérez è anche membro corrispondente della Real Academia de la Historia ed è stato insignito della Legion d'Onore francese.
  3. ^ a b c d Hillebrand K. - Un enigma della storia. Traduzione Calapso Jole.
  4. ^ La cuerda consisteva nell'appendere una persona per i polsi dopo averle legato dei pesi ai piedi
  5. ^ K. Hillebrand, op. cit. pag. 39
  6. ^ Karl Hillebrand, op. cit., p. 57.
  7. ^ H. J. Elliott, op. cit. in bibliografia, pp. 174-178.
  8. ^ Karl Hillebrand, op. cit., p. 59.
  9. ^ Karl Hillebrand, op. cit., p. 60.
  10. ^ La Lumia I. - La Sicilia sotto Carlo V Imperatore.
  11. ^ no estaba loca, sino que fue víctima de las circustancias políticas de la época G. Belli, El pergamino de la sedución, 2005.
  12. ^ Michael Prawdin, Tabarka 20 gennaio 1894, Londra 23 dicembre 1970, fu uno storico e scrittore.
  13. ^ ex J. Pérez, op. cit., p, 324.
  14. ^ Gustav Adolf Bergenroth (26 febbraio 1813, Prussia orientale - 13 febbraio 1869, Madrid) fu uno storico tedesco che per raccogliere materiale per una storia dei Tudor, si recò in Spagna per esaminare i documenti dell'archivio di Simancas. Centoquattro tra i documenti esaminati riguardavano la vicenda storico-politica di Giovanna di Castiglia e portavano a conclusioni diverse dalla versione ufficiale della pazzia di Giovanna, evidenziandone anzi, la sanità mentale.
  15. ^ Karl Hillebrand (17 settembre 1829, Giessen-19 ottobre 1884, Firenze) fu uno storico e saggista tedesco. Pubblicò, fra gli altri, i saggi raccolti con il titolo Zeiten, Volker and Menschen, quelli sull'Italia con il titolo Italia, 1877 e in inglese German Thought during the Last Two Hundred Years, 1880. Sulla scorta dei documenti ritrovati dal Bergenroth a Simancas e di sue nuove ricerche pubblicò a Parigi nel 1869 Une ènigme de l'histoire. La captivité de Jeanne la Folle d'après des documents nouveaux con cui contestò la follia di Giovanna di Castiglia.
  16. ^ K. Hillebrand, op. cit. in fonti, p. 26.
  17. ^ Karl Hillebrand, op. cit., pp. 26-27.
  18. ^ H. J. Elliott, op. cit. in bibliografia.

Bibliografia

Fonti primarie

Fonti secondarie e approfondimenti

  • Gabriella Airaldi, Consuelo Varela. Isabella di Castiglia . Genova, Costa e Nolan, 1992. ISBN 88-7648-145-1.
  • Adriana Assini, Le rose di Cordova, Scrittura & Scritture, Napoli, 2007. ISBN 978-888968-276-0.
  • Ernest Belenguer. Ferdinando e Isabella, i re cattolici nella politica europea del Rinascimento. Roma, Salerno, 2001. ISBN 88-8402-325-4.
  • Gioconda Belli. La pergamena della seduzione. Milano, 2007. ISBN 88-17-01836-8.
  • Elena Bonoldi. Giovanna la Pazza. L'erede di Isabella la Cattolica. Milano, Nuovi Autori, 1988. ISBN 88-7230-565-9.
  • Karl Brandi. Carlo V. Torino, Einaudi, 2001. ISBN 88-06-15725-6.
  • (DE) Johann Brouwer. Johanna die Wahnsinnige.
  • (ES) Adan J. Cepeda. En torno al concepto del Estado en los Reyes Católicos. Madrid, 1956.
  • Edgarda Ferri. Giovanna la pazza, regina ribelle nella Spagna dell'inquisizione. Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-04-44266-2.
  • Helena Gattermayer. Giovanna la Pazza, l'erede di Isabella la Cattolica. Milano, Nuovi autori, 1998. ISBN 88-7230-565-9.
  • (ES) E. Gonzalez Herrera. Tragedia de la reina Juana. Valladolid, Marin, 1992.
  • (ES) J. I. Gutierrez Nieto. Las comunidades como movimento antiseñoral. Barcelona, 1973.
  • (DE) Thea Leitner. Habsburgs goldene Bräute.
  • Béatrice Leroy. Spagna medioevale. Genova, ECIG, 1993. ISBN 88-7545-552-X.
  • Gabriella Mecucci, «La regina tradita», Liberal, 27 giugno 2009, pagg. 8-9.
  • Wolf Vostell, Omaggio a Giovanna La Pazza. Il Centro Napoli, Napoli, 1980
  • (FR) J. Perez. La révolution des Comunitades de Castille. Bordeaux, 1970.
  • M. Prawdin. Giovanna la pazza. Roma, Polin, 1945.
  • Jakob Wassermann. Donna Giovanna di Castiglia. Palermo, Sellerio Editore Palermo, 1992. ISBN 88-389-0782-X.

Cinematografia

La vita di Giovanna di Castiglia è stata rappresentata in alcune produzioni cinematografiche:

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

Predecessori:
Isabella I la Cattolica e Ferdinando II
Armoiries Espagne Catholique.png
Regina di Castiglia Successore:
Carlo V d'Asburgo
Armoiries Charles Quint.png
Regina di Aragona
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Informazione

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