Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2020

Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2020
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Data 3 novembre
Affluenza 66,9 % (Aumento 11,2 %)
Joe Biden 2013.jpg Donald Trump official portrait (cropped).jpg
Candidati Joe Biden Donald Trump
Partito Democratico Repubblicano
Voti 79 825 802
51,0 %
73 787 948
47,2 %
Grandi elettori 306
56,9%
232
43,1%
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Presidente uscente
Donald Trump (Partito Repubblicano)
Left arrow.svg 2016 2024 Right arrow.svg

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2020 si sono tenute il 3 novembre e sono state le 59e elezioni presidenziali della storia degli Stati Uniti.

In virtù del funzionamento del sistema elettorale statunitense, gli elettori sono stati chiamati a eleggere i cosiddetti grandi elettori che il 14 dicembre 2020 si riuniranno nel collegio elettorale per eleggere il nuovo presidente e il suo vice presidente.[1] Prima delle effettive elezioni presidenziali si è svolta una serie di elezioni primarie e di caucus, aventi lo scopo di individuare il candidato di ogni partito alle elezioni. Questa fase preliminare si è tenuta durante la prima metà del 2020. Anche questa procedura di nomina è un'elezione indiretta, in cui gli iscritti di ogni partito nominano dei delegati, che poi sono chiamati a eleggere il candidato del proprio partito in una convention che ufficializza la nomina del candidato alla presidenza e di quello alla vice presidenza (il ticket). Il presidente uscente Donald Trump ha annunciato di volersi candidare per il secondo mandato come candidato del Partito Repubblicano. A seguito di questa candidatura, i dirigenti di questo partito di numerosi Stati hanno annunciato di non tenere le primarie e i caucus, in dimostrazione di sostegno della candidatura di Trump.[2] Per il Partito Democratico inizialmente sono pervenute 27 candidature, il numero più alto mai avuto per un processo di nomina del candidato presidenziale nella storia delle elezioni presidenziali statunitensi moderne. Al termine della procedura di elezioni primarie, la convention, il partito ha proclamato Joe Biden candidato ufficiale alla Casa Bianca. Questi ha poi indicato come compagna di ticket la senatrice californiana Kamala Harris.

Queste elezioni sono risultate le più partecipate della storia statunitense ed entrambi i candidati avrebbero infranto il record di preferenze totali ottenuto precedentemente da Barack Obama alle elezioni presidenziali del 2008.[3]

Al 21 novembre 2020, il vincitore delle elezioni, in attesa dei risultati definitivi, risulterebbe essere Joe Biden,[4][5] che in caso di vittoria avrebbe interrotto dopo 28 anni la serie di vittorie da parte dei presidenti uscenti ricandidati dai rispettivi partiti. Biden diventerà presidente degli Stati Uniti d'America solo dopo essere stato eletto dal collegio elettorale il 14 dicembre 2020 e inizierà ufficialmente il suo mandato il 20 gennaio 2021.[1]

Sin dalle ore immediatamente successive allo spoglio, il Presidente uscente Donald Trump si è rifiutato di riconoscere l’esito delle votazioni e la vittoria dello sfidante, paventando brogli e annunciando ricorsi legali tuttora in corso.[6]

Contesto

Procedura

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America.

L'articolo 2 della Costituzione degli Stati Uniti d'America prevede che una persona che si voglia candidare alla presidenza sia cittadino statunitense dalla nascita, abbia almeno 35 anni di età e risieda su suolo statunitense da almeno 14 anni. Solitamente il candidato cerca di ottenere la nomina da uno dei partiti politici attraverso il procedimento delle elezioni primarie in cui i singoli partiti giungono alla nomina del proprio candidato. Nella maggior parte dei casi, le elezioni primarie sono delle elezioni indirette: gli iscritti di ogni partito eleggono una serie di "delegati" che si recheranno successivamente alla convention del proprio partito dove eleggeranno ufficialmente il proprio candidato alla presidenza e alla vice presidenza (il ticket), anche se quest'ultimo è spesso scelto direttamente dal candidato alla presidenza. Anche le elezioni presidenziali di novembre sono delle elezioni indirette: gli elettori nominano dei delegati (i grandi elettori), che successivamente si riuniranno nel Collegio elettorale ed eleggeranno direttamente il presidente e il vice presidente.

Il 25 agosto 2018 il Comitato nazionale democratico (DNC) ha fortemente limitato l'influenza dei cosiddetti "superdelegati", ovvero di quei delegati nominati automaticamente alla convention del Partito Democratico e quindi liberi di scegliere il loro candidato preferito, a differenza dei pledged delegates, quei delegati che sono stati nominati durante il processo delle primarie e che "promettono" di votare alla convention per un certo candidato. Da questa tornata elettorale in poi, i superdelegati, che sono circa un 15% circa del totale dei delegati alla convention non potranno votare alla prima votazione che si terrà alla convention democratica.[7][8]

Per quanto riguarda il Partito Repubblicano, alcune sezioni statali del partito hanno cancellato la loro procedura delle primarie appoggiando direttamente la ricandidatura di Donald Trump, mentre altre sezioni hanno pensato di farlo.[9] Come precedente di questa scelta, si citano i casi della cancellazione delle primarie repubblicane durante le rielezioni di George H. W. Bush e di suo figlio George W. Bush, rispettivamente nel 1992 e nel 2004. Anche il Partito Democratico in precedenza ha cancellato le sue elezioni primarie: è successo nel 1996 per non ostacolare la ricandidatura di Bill Clinton e nel 2012 per non intralciare la nomina di Barack Obama.[10][11]

Il 26 agosto 2019 lo stato del Maine ha approvato una norma che consente, sia per le elezioni primarie sia per quelle generali, il sistema del voto alternativo: un sistema in cui si prevede che l'elettore, nel caso in cui vi siano più di due candidati, abbia la possibilità di indicare un ordine di preferenza fra i candidati.[12][13] La mancata firma del governatore del Maine Janet Mills non consente che la norma venga applicata materialmente già dalle primarie democratiche del 2020 che hanno preso inizio a marzo 2020, tuttavia la norma è valida e quindi il Maine sarà probabilmente il primo stato ad applicare il sistema del voto alternativo per le elezioni presidenziali.[14] L'applicazione di questo sistema, che il Maine e il Nebraska utilizzano da diversi anni per le elezioni dei loro rappresentanti al Congresso, potrebbe potenzialmente complicare le operazioni di scrutinio e l'interpretazione del voto popolare.

Il 22º emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d'America non consente a chi abbia ricoperto due mandati di ricandidarsi alla presidenza. Quindi questa norma vieta agli ex presidenti Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama di ricandidarsi. L'ex presidente Jimmy Carter è l'unico che potrebbe ricandidarsi, dato che è stato presidente soltanto per un mandato. Tuttavia, Carter ha già dichiarato di non volersi ricandidare,[15] soprattutto per ovvi motivi di età e di salute.

Tendenze demografiche

Da molto tempo le strategie dei partiti politici statunitensi seguono con costanza i trend demografici degli elettori. Per le elezioni presidenziali del 2020, il gruppo degli elettori di età compresa tra i 18 e i 45 anni, il cuore dell'elettorato statunitense, dovrebbe stare di poco al di sotto del 40% dell'elettorato complessivo, mentre il 30% degli elettori è di etnia non bianca.[16] Un rapporto condotto da entrambi i partiti prevede che gli elettori afroamericani, ispanici, asiatici e di altre etnie minori, come anche gli elettori "bianchi con un diploma al college" saranno in aumento rispetto alle elezioni del 2016. Un dato che favorirebbe il Partito Democratico anche se, a causa delle differenze di collocazione geografica di queste tendenze, ciò potrebbe non limitare fortemente le possibilità di Donald Trump di vincere le elezioni nel Collegio elettorale sebbene possa ottenere un numero di voti popolari ancora inferiore rispetto al 2016.[17]

Elezioni concomitanti

Le elezioni presidenziali del 2020 si sono tenute in contemporanea con le elezioni di un terzo dei componenti del Senato e di tutti i componenti della Camera dei Rappresentanti. Diversi Stati hanno avuto le proprie elezioni per nominare il loro rispettivo governatore e i rappresentanti delle loro Camere. Dopo le elezioni, la Camera dei Rappresentanti procederà a una riorganizzazione dei distretti elettorali sulla base dei risultati del nuovo censimento e a cascata un procedimento simile di riorganizzazione dei distretti elettorali si avrà anche a livello statale. Ciò a dimostrazione dell'importanza di queste elezioni presidenziali e delle contemporanee elezioni per la Camera dei Rappresentanti, per il Senato e di quelle statali. Infatti i vincitori di queste elezioni potranno procedere alla modifica dei distretti elettorali, che non si potranno modificare fino al 2032. Inoltre, a causa del noto coattail effect, la vittoria del proprio candidato alla presidenza degli Stati Uniti potrebbe favorire la vittoria dei singoli candidati al Congresso e a livello statale, determinando un assetto politico stabile almeno per i prossimi quattro anni.

Candidati

Partito Democratico

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie del Partito Democratico del 2020 (Stati Uniti d'America) e Partito Democratico (Stati Uniti d'America).
La campagna democratica
Joe Biden 2013.jpg · Kamala Harris official photo (cropped).jpg
Ticket presidenziale
Joe Biden · Kamala Harris
Logo
Biden Harris logo.svg
Slogan
Build Back Better
Restore The Soul of America
Our best days still lie ahead
We are America, second to none
Anything is possible
No Malarkey!
This is America

Il candidato del Partito Democratico è stato Joe Biden,[18] già Senatore per lo stato del Delaware (1973-2009) ed ex-vicepresidente degli Stati Uniti (2009-2017) avendo raggiunto la quota di 1.991 delegati il 6 giugno 2020.[19]

Nell'agosto 2018 il Comitato Nazionale Democratico ha votato per impedire ai superdelegati di votare al primo scrutinio del processo di nomina a partire dalle elezioni del 2020. Ciò ha richiesto che un candidato vincesse la maggioranza dei delegati promessi dalle elezioni primarie assortite per vincere la nomina del partito. L'ultima volta in cui ciò non si verificò fu per la nomina di Adlai Stevenson II alla Convenzione Nazionale Democratica del 1952.[20] Nel frattempo sei stati hanno scelto di utilizzare il Voto alternativo nelle primarie: Alaska, Hawaii, Kansas e Wyoming per tutti gli elettori; e Iowa e Nevada per il voto a distanza.[21]

Dopo la sconfitta di Hillary Clinton nelle precedenti elezioni, il Partito Democratico è stato in gran parte visto come senza leader [22] e si è fratturato tra l'ala centrista di Clinton e l'ala più progressista del partito che fa capo a Sanders, facendo eco alla frattura sollevata nelle elezioni primarie del 2016. [23][24]Nel 2018 diversi distretti della Camera degli Stati Uniti che i democratici speravano di ottenere dalla maggioranza repubblicana hanno avuto elezioni primarie controverse. Questi scontri sono stati descritti da Elena Schneider di Politico come una "guerra civile democratica". [25] Nel frattempo c'è stato uno spostamento generale a sinistra per quanto riguarda le tasse scolastiche, l'assistenza sanitaria e l'immigrazione tra i Democratici al Senato.[26][27]

Complessivamente, il campo delle primarie del 2020 aveva 29 candidati principali[28], battendo il record per il campo più grande nell'ambito del moderno sistema delle primarie presidenziali precedentemente stabilito durante le primarie del Partito Repubblicano del 2016 con 17 candidati principali.[29] Diverse donne si candidarono, aumentando le probabilità che i Democratici nominassero una donna per la seconda volta di seguito.[30]

Entrando nei caucus dell'Iowa il 3 febbraio 2020, il campo era sceso a 11 candidati principali. Pete Buttigieg ha sconfitto per poco Bernie Sanders in Iowa, poi Sanders ha battuto Buttigieg nelle primarie dell'11 febbraio nel New Hampshire. Dopo l'abbandono di Michael Bennet, Deval Patrick e Andrew Yang, Sanders ha vinto i caucus del Nevada il 22 febbraio. Joe Biden ha poi vinto le primarie della Carolina del Sud, costringendo Buttigieg, Amy Klobuchar e Tom Steyer ad abbandonare le loro campagne; Buttigieg e Klobuchar hanno poi immediatamente sostenuto la candidatura di Biden. Dopo il Super Tuesday, 3 marzo, Michael Bloomberg ed Elizabeth Warren hanno abbandonato la gara, lasciando tre candidati rimasti: Biden e Sanders, i principali contendenti, e Tulsi Gabbard, che rimase in gara nonostante le scarse probabilità di vittoria.[31] Gabbard poi abbandonò e sostenne Biden dopo la corsa del 17 marzo, Arizona, Florida e Illinois. [32] L'8 aprile 2020, Sanders si ritira dalla corsa, secondo quanto riferito dopo essere stato convinto dall'ex presidente Barack Obama, lasciando Biden come l'unico grande candidato rimasto, e il presunto candidato per l'elezione alla Casa Bianca.[33][34] Biden ha poi ottenuto l'approvazione di Obama, Sanders e Warren. [35] Il 5 giugno 2020 Biden aveva ufficialmente guadagnato abbastanza delegati per garantire la sua nomina alla Convention Democratica, [36] e ha continuato a lavorare con Sanders per sviluppare una task force politica comune.[37]

L'11 agosto 2020 l'ex vice presidente Joe Biden annuncia a sorpresa la nomina della candidata alla vice presidenza Kamala Harris, già senatrice democratica e Procuratrice Generale per la California.[38] Se eletta e inaugurata, Harris sarebbe la prima persona di colore a essere vicepresidente, prima donna, primo vicepresidente afroamericano e primo asiatico-americano degli Stati Uniti. È inoltre la terza vicepresidente femminile in corsa dopo Geraldine Ferraro nel 1984 e Sarah Palin nel 2008, nonché la prima persona in rappresentanza degli Stati Uniti occidentali a comparire nel ticket presidenziale del Partito Democratico. [39]

Partito Repubblicano

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie del Partito Repubblicano del 2020 (Stati Uniti d'America) e Partito Repubblicano (Stati Uniti d'America).
La campagna repubblicana
Donald Trump official portrait (cropped).jpg · Mike Pence official Vice Presidential portrait (cropped).jpg
Ticket presidenziale
Donald Trump · Mike Pence
Logo
TrumpPenceKAG.png
Slogan
Make America Great Again!
Keep America Great

Donald Trump ha formalmente ufficializzato la sua ricandidatura.[40][41] La campagna elettorale per la sua rielezione ha già preso avvio dalla sua precedente vittoria del 2016, spingendo alcuni commentatori a sostenere che la tattica elettorale di Trump, dove quest'ultimo si è visto continuamente impegnato in manifestazioni politiche, sia possibile descriverla come una "campagna elettorale senza fine".[42] Il 20 gennaio 2017 Trump ha ufficialmente presentato la documentazione necessaria per la sua candidatura secondo le norme del Federal Election Campaign Act.[43]

Tuttavia, a partire dal successivo agosto 2017, numerosi articoli di stampa hanno sostenuto l'esistenza di una fronda interna al Partito Repubblicano per ostacolare la rielezione di Trump, soprattutto da parte dell'establishment più moderato del partito. L'allora senatore dell'Arizona John McCain dichiarò che i repubblicani vedono nel suo presidente delle debolezze".[44] Susan Collins (senatrice del Maine), Rand Paul (senatore del Kentucky) e Chris Christie (ex governatore del New Jersey) hanno tutti espresso dubbi sul fatto che effettivamente Donald Trump possa ottenere la nomination del Partito Repubblicano.[45][46] Altri commenti negativi alla sua ricandidatura sono provenuti dal senatore Jeff Flake e dall'esperto di strategia politica Roger Stone.[47][48] Tuttavia il 25 gennaio 2019 il Comitato nazionale repubblicano (RNC) ha espresso il suo appoggio alla ricandidatura di Trump, anche se in forma non ufficiale.[49]

Il primo sfidante ufficiale di Donald Trump a presentare ufficialmente la sua candidatura è stato l'ex governatore del Massachusetts Bill Weld, annunciandolo il 15 aprile 2019.[50] Bill Weld, che alle elezioni presidenziali del 2016 era il candidato alla vice presidenza per il Partito Libertario, è considerato uno sfidante debole per via delle sue posizioni piuttosto libertarie su diversi temi, come il diritto all'aborto, sui matrimoni gay e sulla legalizzazione dell'uso di marijuana.[51] Successivamente è stato Joe Walsh, ex deputato alla Camera dei Rappresentanti e proveniente dall'Illinois, a presentare ufficialmente la sua candidatura il 25 agosto 2019, dichiarando: "Farò tutto quello che posso. Non voglio che Trump vinca. Il paese non può permettersi che lui vinca. Se non dovessi riuscirci, non lo voterò".[52] L'8 settembre 2019 anche l'ex governatore e deputato della South Carolina Mark Sanford ha presentato la sua candidatura ufficiale,[53] salvo poi ritirarla il 12 novembre successivo.[54]

Il 31 ottobre 2019 la Camera dei Rappresentanti ha votato per approvare le procedure che regoleranno le udienze pubbliche nell'ambito di un possibile iimpeachment nei confronti del presidente Trump in seguito allo scoppio del caso "Trump-Ucraina". Le udienze hanno preso nella metà novembre 2019, il processo è iniziato al Senato il 16 gennaio 2020 e si è concluso con la sua assoluzione il 5 febbraio.

Partito Libertario

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partito Libertario (Stati Uniti d'America).
La campagna libertaria
Jo Jorgensen portrait 3.jpg · Spike Cohen portrait 1 (crop 2).jpg
Ticket presidenziale
Jo Jorgensen · Spike Cohen
Logo
Jo Jorgensen 2020 campaign logo 2.png

La candidata del Partito Libertario (o Libertariano) è Jo Jorgensen[55], docente di psicologia all'Università di Clemson[56] e già candidata a vice-presidente libertaria nel 1996.[57] Jorgensen è l'unica candidata presidenziale donna nel 2020 con accesso ad almeno 270 voti dei grandi elettori[58] e ha ricevuto il sostegno del candidato presidente libertario per le elezioni del 2012 e del 2016, Gary Johnson,[59] e del primo membro libertario del Congresso[60] Justin Amash.[61]

Jorgensen è stata scelta il 23 maggio 2020 come candidata del partito, dopo 4 votazioni, sebbene il candidato Jacob Hornberger avesse vinto più primarie e ricevuto più voti. Nella seguente tabella dei candidati sono presenti solo i candidati che hanno superato le nomine.

Candidato Esperienza Stato Voti Primarie vinte Delegati al primo turno Fonti
Jo Jorgensen vedi sopra Carolina del Sud 4.578 1 (NE) 248 [62]
Jacob Hornberger Candidato indipendente per il Senato in Virginia del 2002

Candidato presidente nel 2000

Fondatore della Future of Freedom Foundation

Virginia 8.986 7

(IA, MN, MO, NY, CA, OH, CT)

236 [58][63]
Vermin Supreme 7 volte candidato presidente

Artista e attivista

Massachusetts 4.288 2

(MA, NH)

171 [58][64]
John Monds Ex presidente della contea di Grady, Georgia

NAACP

Candidato governatore della Georgia nel 2010

Georgia 1 0 147 [65][66]
Jim Gray Candidato vice presidente nel 2012

Giurista, ex presidente della Corte Superiore della Contea di Orange, California

California 42 0 98 [67]
Adam Kokesh Attivista politico anti-guerra

Candidato per il Senato dell'Arizona nel 2018

Arizona 2.728 0 77 [68][69]

Partito Verde

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Partito Verde degli Stati Uniti.
La campagna verde
Hawkins 2010 (cropped).jpg · Angela Walker (cropped).jpg
Ticket presidenziale
Howie Hawkins · Angela Walker
Logo
Hawkins Walker Logo.png

Il candidato del Partito Verde con il maggior vantaggio alle primarie del partito è il co-fondatore del partito, candidato anche per il Partito Socialista degli USA e tre volte candidato governatore di New York Howie Hawkins, sostenuto anche dai candidati presidente del Partito Verde del 2012 e del 2016.[70][71][72]

Nella seguente tabella sono indicati solo i candidati la cui campagna è stata ufficialmente riconosciuta dal Partito Verde e/o rientra nei suoi criteri.[73][74][75]

Candidato Esperienza Stato Voti Primarie vinte Delegati Fonti
Howie Hawkins vedi sopra New York 5.056 19 129.5/382 [70][71][72]
Dario Hunter Ex membro del Consiglio d'Istruzione di Youngstown California 3.040 1 42.5/382 [76]
David Rolde Ex segretario del Partito Verde-Arcobaleno del Massachusetts Massachusetts 958 0 5/382 [75][77]

Partiti minori e indipendenti

Partito Candidato Esperienza Vice Accesso a Fonti
Partito della Costituzione Don Blankenship Dirigente del carbone in West Virginia William Mohr 14 stati[78] [79]
Partito per il Socialismo e la Liberazione con sostegno di: Partito Pace e Libertà, Liberty Union Party Gloria La Riva Attivista californiana Leonard Peltier 3 stati [80][81]
Partito Proibizionista con Partito Indipendente Americano Phil Collins Ex amministratore di Libertyville, Nevada Billy Joe Parker 3 stati [82][83]
Partito dell'Alleanza Rocky De La Fuente Uomo d'affari e "candidato perenne" in Florida Darcy Richardson 2 stati [84]
Pane e Rose Jerome Segal Filosofo dal Maryland John de Graaf 1 stato [85]
Partito Marijuana Legale Ora Rudy Reyes Insegnante, archeologo e attivista californiano non ancora scelto 1 stato [86]
Partito dell'Unità d'America Bill Hammons Fondatore del partito, dal Texas Eric Bodenstab 1 stato [87]
Partito Americano della Solidarietà Brian T. Carroll Insegnante californiano Amar Patel write-in in 8 stati [88][89]
Birthday Party Kanye West Cantante Michelle Tidball 11 stati [90]

Risultati elettorali

Partito Candidato Presidente Candidato Vicepresidente Preferenze % Grandi elettori
Partito Democratico Joe Biden Kamala Harris 79.783.857 51,0% 306
Partito Repubblicano Donald Trump Mike Pence 73.763.789 47,2% 232
Partito Libertario Jo Jorgensen Spike Cohen 1.735.970 1,2% 0
Partito Verde degli Stati Uniti Howie Hawkins Angela Nicole Walker 0
Altri candidati 0
Totale votanti 538
Corpo elettorale
Percentuale affluenza
Grandi elettori
Biden
  
56,88%
Trump
  
43,12%


Controversie

Nella giornata del 3 settembre 2020 il presidente uscente Trump, durante un comizio in Carolina del Nord, ha invitato i suoi elettori a "sfidare il sistema elettorale e votare due volte: una di persona e un'altra via posta" per testare se i controlli sul voto fossero realmente funzionanti, cosa che se fatta consapevolmente è illegale.[91][92][93][94]

Sin dalle ore immediatamente successive allo spoglio, il Presidente uscente Donald Trump si è rifiutato di riconoscere l’esito delle votazioni e la vittoria dello sfidante, paventando brogli e annunciando ricorsi legali tuttora in corso.[95] La scelta di Trump di non ammettere la sconfitta tramite un discorso pubblico risulta un unicum dal 1896 (sebbene il concession speech non sia formalmente richiesto a norma di legge) ed ha costituito un rilevante caso mediatico,[96] come anche le dichiarazioni successive da parte di Trump e del suo staff, in particolare quelle del segretario di stato Mike Pompeo secondo cui la transizione dei poteri avverrà verso una seconda amministrazione Trump.[97] Tali azioni hanno suscitato notevoli critiche al presidente uscente da parte di gran parte dei mezzi d'informazione nazionali ed internazionali ed anche da parte di numerosi esponenti di spicco dello stesso Partito Repubblicano[98] tra cui l'ex presidente George W. Bush ed il candidato repubblicano alle presidenziali del 2012 Mitt Romney i quali si sarebbero entrambi congratulati con Joe Biden per l'elezione prima del presidente uscente.[99]

Trump avrebbe insistito vigorosamente sulle sue posizioni[100], diffondendo prevalentemente tramite i social accuse riguardanti presunti malfunzionamenti dei sistemi informatici per la trasmissione dei conteggi dai seggi ed avrebbe sostenuto che siano avvenute delle irregolarità quali voti effettuati da persone decedute, mancanza di corrispondenza tra i numeri delle schede elettorali e dei votanti registrati o situazioni in cui l'accesso ai seggi sarebbe stato impedito agli osservatori repubblicani durante la fase di spoglio elettorale. Diversi osservatori internazionali tra cui i funzionari dell'OSCE hanno sostenuto la mancanza di prove concrete[101] riguardo la veridicità di tali affermazioni ed hanno accusato Trump di cercare di portare a termine un palese abuso di potere.[102] Il social network Twitter avrebbe inizialmente oscurato diversi tweet del presidente in quanto contenenti fake news ed in seguito posto su di essi il contrassegno "questa affermazione sulla frode elettorale è contestata". Trump avrebbe inoltre licenziato il segretario alla difesa Mark Esper ed il direttore dell'Agenzia per la sicurezza informatica e delle infrastrutture (Cisa) Christopher C. Krebs il quale aveva definito le elezioni del 2020 "le più sicure della storia Usa".[103] Egli avrebbe inoltre impedito allo sfidante l'accesso ai fondi federali per la transizione dell'amministrazione oltre che alle informazioni di intelligence correlate.[104]

Note

  1. ^ a b Le prossime tappe del processo elettorale - Elezioni USA 2020, su ANSA.it, 4 novembre 2020. URL consultato il 7 novembre 2020.
  2. ^ (EN) Republicans in three states cancel presidential nominating contests for 2020, su www.cbsnews.com. URL consultato il 1º novembre 2019.
  3. ^ Record di voti e mobilitazione, l’exploit dei democratici Usa, su osservatorioglobalizzazione.it, 7 novembre 2020.
  4. ^ (EN) PRESIDENTIAL RESULTS, su edition.cnn.com. URL consultato il 9 novembre 2020.
  5. ^ Giuseppe Sarcina, Joe Biden vince le elezioni Usa: è il 46esimo presidente, su Corriere della Sera, 11 luglio 2020. URL consultato il 7 novembre 2020.
  6. ^ Kaitlan Collins, Kate Bennett, Jeremy Diamond and Kevin Liptak CNN, Jared Kushner, Melania Trump advise Trump to accept election loss, su CNN. URL consultato il 14 novembre 2020.
  7. ^ Adam Levy CNN, DNC changes superdelegate rules in presidential nomination process, su CNN. URL consultato il 1º novembre 2019.
  8. ^ (EN) Astead W. Herndon, Democrats Overhaul Controversial Superdelegate System, in The New York Times, 25 agosto 2018. URL consultato il 1º novembre 2019.
  9. ^ (EN) Alex Isenstadt, Republicans to scrap primaries and caucuses as Trump challengers cry foul, su POLITICO. URL consultato il 1º novembre 2019.
  10. ^ GOP plans to drop presidential primaries in 4 states to impede Trump challengers, su www.msn.com. URL consultato il 1º novembre 2019.
  11. ^ (EN) A. B. C. News, Nevada and South Carolina GOP cancel 2020 presidential nominating contests, su ABC News. URL consultato il 1º novembre 2019.
  12. ^ Kevin MillerStaff Writer, Maine Senate passes ranked-choice voting for March presidential primaries, su Press Herald, 26 agosto 2019. URL consultato il 1º novembre 2019.
  13. ^ Michael Shepherd, BDN Staff, Maine might switch to a ranked-choice presidential election. Here's how it would look., su WGME, 28 agosto 2019. URL consultato il 1º novembre 2019.
  14. ^ (EN) Maine will use ranked-choice voting in next year’s presidential election — but not the 2020 primaries, su Bangor Daily News. URL consultato il 1º novembre 2019.
  15. ^ (EN) Jimmy Carter once thought he was nearing death. The longest-living former U.S. president just turned 95., su Washington Post. URL consultato il 1º novembre 2019.
  16. ^ (EN) Forget 2016. The Pivotal Year In Politics May Be 2020, su NPR.org. URL consultato il 1º novembre 2019.
  17. ^ (EN) Demographic shifts show 2020 presidential race could be close, su NBC News. URL consultato il 1º novembre 2019.
  18. ^ Joe Biden annuncia con un video la candidatura alla nomination Dem: "Nel 2020 in gioco l'anima dell'America"
  19. ^ Usa 2020, Biden conquista i delegati necessari per la nomination democratica: ora è ufficialmente lui lo sfidante di Trump, la Repubblica, 6 giugno 2020. URL consultato il 6 giugno 2020.
  20. ^ Adam Levy CNN, DNC changes superdelegate rules in presidential nomination process, su CNN. URL consultato il 6 ottobre 2020.
  21. ^ (EN) Ranked Choice Voting Is On a Roll: 6 States Have Opted In for the 2020 Democratic Primary, su In These Times. URL consultato il 6 ottobre 2020.
  22. ^ (EN) Garrett Evans, For Democrats, no clear leader, su TheHill, 21 marzo 2017. URL consultato il 6 ottobre 2020.
  23. ^ Graham Vyse, The 2020 Democratic primary is going to be the all-out brawl the party needs., in The New Republic, 1º maggio 2017. URL consultato il 6 ottobre 2020.
  24. ^ (EN) Thomas B. Edsall, Opinion | The Struggle Between Clinton and Sanders Is Not Over (Published 2017), in The New York Times, 7 settembre 2017. URL consultato il 6 ottobre 2020.
  25. ^ (EN) Elena Schneider, Democrats clash over party’s direction in key Texas race, su POLITICO. URL consultato il 6 ottobre 2020.
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  29. ^ (EN) District of Columbia 1100 Connecticut Ave NW Suite 1300B Washington, Dc 20036, PolitiFact - The record-setting 2020 Democratic primary field: What you need to know, su @politifact. URL consultato il 6 ottobre 2020.
  30. ^ (EN) Bill Scher, Why 2020 Will Be the Year of the Woman, su POLITICO Magazine. URL consultato il 6 ottobre 2020.
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